Oggi è venerdì, venerdì si mangia pesce.
Ispirata dalla tradizione ho dato un tocco personale a una ricetta delle polpette di patate e tonno che ho letto qualche giorno fa in rete.
Si fa bollire, raffreddare e poi passare nello schiacciapatate una grossa patata rossa.
Si aggiunge un uovo intero all'impasto.
Si sminuzzano con la forchetta 4 scatole piccole di tonno (o tre medie, o due grandi) all'olio di oliva.
Si aggiunge una grattata abbondante di pecorino (o altro formaggio da grattugia a piacere) e un po' di noce moscata. Sale quanto basta.
L'impasto finale risulta piuttosto denso, deve stare ben sodo sul cucchiaio.
Poi si prepara l'impanatura: un cucchiaio di pan grattato, uno di farina di ceci, pepe nero appena macinato.
Si fanno delle polpette (dimensioni a piacere) e si friggono in abbondante olio ben caldo.
Si adagiano per farle raffreddare sulla carta assorbente e si servono con insalata verde.
Piacciono ai bambini, ma posso assicurare che anche gli adulti apprezzeranno.
Si possono anche fare delle varianti tipo: la carne in scatola invece che il tonno, l'aggiunta di olive, o capperi, o acciughe all'impasto. Nell'impanatura si possono aggiungere mandorle o nocciole a granella, o ancora rosmarino finemente tritato.
perchè ogni giorno che passa ed ogni cosa che accade mi convince sempre più: l'amore è l'unica via!
venerdì 31 maggio 2013
Quindi, chi è?
Eddie Vedder è nato il 23 dicembre. Come Ricky.
Questa coincidenza mi piace molto, non significa niente, ma mi piace.
Mi piace anche Eddie, per dirla tutta. Mi piacciono le facce come la sua, alla Russel Crowe, che poi sembra il gemello grande di Silvio Muccino.
Eddie ha quell'aspetto da canaglia per bene, non il solito rocker 'bello e maledetto' che è fin troppo stereotipato. Poi non regge più, non siamo più negli anni '70 e di maledetto non è rimasto vivo (quasi) nessuno.
C'è una splendida canzone del 2006 che si intitola Come back, che strappa le lacrime, spezza il cuore e rovescia le budella.
Pare che ogni volta che Eddie la canti dal vivo, pianga.
A questo punto, visto che il testo è evidentemente un dialogo con qualcuno che non c'è più, ho deciso di capire chi non c'è più.
La rete è fantastica, le versioni sono:
Come back mette in musica le parole di un ragazzo al padre che ha perduto, parlandogli sulla sua lapide.
Come back è dedicata a Jhonny Ramone.
Come back è dedicata a una ragazza morta in circostanze tragiche (della serie: più vago di così, non si può).
Chi ne conosce altre (o meglio, chi conosce la verità) si faccia avanti. Anche Eddie.
Questa coincidenza mi piace molto, non significa niente, ma mi piace.
Mi piace anche Eddie, per dirla tutta. Mi piacciono le facce come la sua, alla Russel Crowe, che poi sembra il gemello grande di Silvio Muccino.
Eddie ha quell'aspetto da canaglia per bene, non il solito rocker 'bello e maledetto' che è fin troppo stereotipato. Poi non regge più, non siamo più negli anni '70 e di maledetto non è rimasto vivo (quasi) nessuno.
C'è una splendida canzone del 2006 che si intitola Come back, che strappa le lacrime, spezza il cuore e rovescia le budella.
Pare che ogni volta che Eddie la canti dal vivo, pianga.
A questo punto, visto che il testo è evidentemente un dialogo con qualcuno che non c'è più, ho deciso di capire chi non c'è più.
La rete è fantastica, le versioni sono:
Come back mette in musica le parole di un ragazzo al padre che ha perduto, parlandogli sulla sua lapide.
Come back è dedicata a Jhonny Ramone.
Come back è dedicata a una ragazza morta in circostanze tragiche (della serie: più vago di così, non si può).
Chi ne conosce altre (o meglio, chi conosce la verità) si faccia avanti. Anche Eddie.
Leggere o non leggere?
Capita che leggo la trama di un libro.
L'argomento dell'articolo in cui è inserita la breve recensione tratta del fenomeno dei romanzi erotici 'a tinte forti' scritti dalle donne, scoppiato l'anno scorso con le omnipresenti Cinquanta sfumature (di grigio, di rosso, di nero..).
Non ho letto il libro della James perchè stavo leggendo Shantaram di G.D.Roberts, e direi che -come poi mi hanno confermato- non avrebbe retto il confronto.
Quando ho finito il capolavoro di Roberts ormai avevo sentito abbastanza di tutte le sfumature. Abbastanza per stabilire che non le avrei lette.
Questo libro invece (più vecchio, del 2008) mi incuriosisce. Intanto l'autrice è una bella donna italiana (non che questo sia discriminante, ma di fatto cambia il punto di vista dell'autore..) ed è anche in carriera.
Che carriera? Fa la ginecologa. Niente-popò-di-meno-che.
Cerco qualche opinione in rete, dicono che è scritto bene, che l'autrice descrive il sesso (post separazione da un uomo che non la guardava nemmeno) come lo vivono gli uomini, semplicemente sesso, senza altri condizionamenti. Il famoso just-for-fun. Per poi trovare il vero amore e ricapitolare.
Decido che lo prendo in biblioteca.
Sono a pagina 91. Il libro ne ha 141. Non riesco a finirlo.
Sembra scritto da due persone diverse.
Una è una moglie sui trent'anni, arrabbiata con il mondo perchè ha creduto alle parole dell'uomo che la tradiva ma amava solo lei (ma non era un problema della generazione precedente?) che si butta in improbabili avventure raccattate sul tram e portate a casa.
Non c'è divertimento. C'è rabbia e mortificazione (almeno il marito le dava una parvenza di normalità: una casa, le vacanze..) e mutismo.
Gli uomini si divertono, da che mondo è mondo.
L'altra (dopo che ha incontrato questo, che fino a pagina 91 sembrerebbe l'amore, ma non ci giurerei) è a metà tra schizofrenia e Tao dell'amore.
Petali che sembrano genitali (o anche il contrario) giardini che sbocciano e avvolgono, rami, muri verticali, edera che si arrampica.. capitoli e capitoli di descrizioni tra il bucolico e non so che. Non una battuta, uno scambio, un caffè al bar.
Si passa dalla donna imbruttita dal destino (che si è scelta) a una profeta del sesso trasfigurato come nelle tele cinesi (si, quelle appese nei ristoranti cinesi, con il pesco, il ponte e il pavone ricamato sopra).
Se qualcuno lo ha letto e se la sente, mi incoraggi a finire le prossime cinquanta pagine.
Strana coincidenza, il cinquanta ritorna sempre..
L'argomento dell'articolo in cui è inserita la breve recensione tratta del fenomeno dei romanzi erotici 'a tinte forti' scritti dalle donne, scoppiato l'anno scorso con le omnipresenti Cinquanta sfumature (di grigio, di rosso, di nero..).
Non ho letto il libro della James perchè stavo leggendo Shantaram di G.D.Roberts, e direi che -come poi mi hanno confermato- non avrebbe retto il confronto.
Quando ho finito il capolavoro di Roberts ormai avevo sentito abbastanza di tutte le sfumature. Abbastanza per stabilire che non le avrei lette.
Questo libro invece (più vecchio, del 2008) mi incuriosisce. Intanto l'autrice è una bella donna italiana (non che questo sia discriminante, ma di fatto cambia il punto di vista dell'autore..) ed è anche in carriera.
Che carriera? Fa la ginecologa. Niente-popò-di-meno-che.
Cerco qualche opinione in rete, dicono che è scritto bene, che l'autrice descrive il sesso (post separazione da un uomo che non la guardava nemmeno) come lo vivono gli uomini, semplicemente sesso, senza altri condizionamenti. Il famoso just-for-fun. Per poi trovare il vero amore e ricapitolare.
Decido che lo prendo in biblioteca.
Sono a pagina 91. Il libro ne ha 141. Non riesco a finirlo.
Sembra scritto da due persone diverse.
Una è una moglie sui trent'anni, arrabbiata con il mondo perchè ha creduto alle parole dell'uomo che la tradiva ma amava solo lei (ma non era un problema della generazione precedente?) che si butta in improbabili avventure raccattate sul tram e portate a casa.
Non c'è divertimento. C'è rabbia e mortificazione (almeno il marito le dava una parvenza di normalità: una casa, le vacanze..) e mutismo.
Gli uomini si divertono, da che mondo è mondo.
L'altra (dopo che ha incontrato questo, che fino a pagina 91 sembrerebbe l'amore, ma non ci giurerei) è a metà tra schizofrenia e Tao dell'amore.
Petali che sembrano genitali (o anche il contrario) giardini che sbocciano e avvolgono, rami, muri verticali, edera che si arrampica.. capitoli e capitoli di descrizioni tra il bucolico e non so che. Non una battuta, uno scambio, un caffè al bar.
Si passa dalla donna imbruttita dal destino (che si è scelta) a una profeta del sesso trasfigurato come nelle tele cinesi (si, quelle appese nei ristoranti cinesi, con il pesco, il ponte e il pavone ricamato sopra).
Se qualcuno lo ha letto e se la sente, mi incoraggi a finire le prossime cinquanta pagine.
Strana coincidenza, il cinquanta ritorna sempre..
giovedì 30 maggio 2013
In camicia. Nuova.
Le camicie stanno bene a tutti. Ma non tutti le amano. Io, si.
Stamattina ho fatto spese e ne ho comprate un paio a Mauro, che iniziava ad esserne un po' a corto (non vuole disfarsi di quella che ha indossato al nostro matrimonio, ma ormai ha quasi cinque anni ed è allo stremo delle sue forze: va bene per fare la polvere!).
In vista dell'estate le ho prese con la trama leggera, tipo garza.
OVS Industry, notare la scritta 'facile stiro' sull'etichetta in stoffa applicata al bottone: ammetto che mi ha conquistato.
Assolutamente imbattuta e senza tempo: la camicia bianca candida.
Quest'anno si vede poco total white (menomale, ogni volta che vedo persone vestite con camicia e pantaloni bianchi mi sembrano usciti per la pausa caffè da un centro massaggi) quindi via agli accostamenti decisi.
Mi piacciono con i capi tinta unita, di colore definito e uniforme.
L'accostamento alle fantasie? Sempre rischioso, la mette la nonna alla domenica, meglio evitare.
Bianco e blu navy. Come propone Il gili Bil Gili. Belli i sandali con le fasce larghe di cuoio. I tre colori sono perfetti insieme, ricordarsi l'abbinamento, perchè in questo caso, anche cambiando l'ordine degli addendi, il risultato non cambia.
Bianco e giallo senape. Di Ann Taylor, su Lyst. Un paio di decolleté bianche e si fa un figurone anche a un matrimonio, anche se ha le maniche corte. Che classe.
Non ho pensato a comprare camicie premaman: l'effetto camicia da notte del vecchio baule che fanno le camicie che 'sparano' da sotto il seno non mi piace.
Resisterò altri dodici mesi ed aspetterò la prossima primavera.
Stamattina ho fatto spese e ne ho comprate un paio a Mauro, che iniziava ad esserne un po' a corto (non vuole disfarsi di quella che ha indossato al nostro matrimonio, ma ormai ha quasi cinque anni ed è allo stremo delle sue forze: va bene per fare la polvere!).
In vista dell'estate le ho prese con la trama leggera, tipo garza.
OVS Industry, notare la scritta 'facile stiro' sull'etichetta in stoffa applicata al bottone: ammetto che mi ha conquistato.
Assolutamente imbattuta e senza tempo: la camicia bianca candida.
Quest'anno si vede poco total white (menomale, ogni volta che vedo persone vestite con camicia e pantaloni bianchi mi sembrano usciti per la pausa caffè da un centro massaggi) quindi via agli accostamenti decisi.
Mi piacciono con i capi tinta unita, di colore definito e uniforme.
L'accostamento alle fantasie? Sempre rischioso, la mette la nonna alla domenica, meglio evitare.
Bianco e blu navy. Come propone Il gili Bil Gili. Belli i sandali con le fasce larghe di cuoio. I tre colori sono perfetti insieme, ricordarsi l'abbinamento, perchè in questo caso, anche cambiando l'ordine degli addendi, il risultato non cambia.
Bianco e giallo senape. Di Ann Taylor, su Lyst. Un paio di decolleté bianche e si fa un figurone anche a un matrimonio, anche se ha le maniche corte. Che classe.
Non ho pensato a comprare camicie premaman: l'effetto camicia da notte del vecchio baule che fanno le camicie che 'sparano' da sotto il seno non mi piace.
Resisterò altri dodici mesi ed aspetterò la prossima primavera.
mercoledì 29 maggio 2013
Verde acqua
Che voglia di mare.
Indossare i colori del mare per rievocare ricordi d'estate, il verde acqua ha una connotazione un po' vintage, un po' abitino da cerimonia d'altri tempi (quello nelle foto si può acquistare on line su Buylevard).
Fondali marini fatti di pietre che riflettono bagliori smeraldo, madreperla. Che incanto. Pietre da mettere addosso: spille, ciondoli, vistosi bracciali.
Se sapessi cucire (in realtà anni fa avevo acquistato una macchina da cucire di seconda mano per fare uno stringivita steccato e una gonna longuette e mi erano venuti proprio bene) mi cimenterei nella confezione di uno degli abitini vintage di Bess Georgette: li adoro, classe d'altri tempi.
Il cartamodello è indispensabile. Prima di tutto va prodotto un modello in carta, perfetta quella dei quotidiani, lavorabile come la carta velina fatta apposta per i sarti.
Poi servono una matita grassa, un paio di forbici, un metro a nastro e tantissimi spilli. L'ideale sarebbe lavorare su un manichino con le misure giuste: si risparmia metà del tempo e della fatica.
Anni fa -almeno venti- con mia nonna Carla e la sua amica Luisa (che ora purtroppo non c'è più) avevamo confezionato un abito vintage per me, estivo, con lo scollo a barca e la cintura di stoffa sottile, in vita. Luisa aveva tutto il necessario perchè faceva la sarta. Manichino compreso. Ricordo che lo avevamo imbottito perchè era piuttosto smilzo, mentre io sono sempre stata formosa. Che bello tornare ad allora con la memoria.
Indossare i colori del mare per rievocare ricordi d'estate, il verde acqua ha una connotazione un po' vintage, un po' abitino da cerimonia d'altri tempi (quello nelle foto si può acquistare on line su Buylevard).
Fondali marini fatti di pietre che riflettono bagliori smeraldo, madreperla. Che incanto. Pietre da mettere addosso: spille, ciondoli, vistosi bracciali.
Se sapessi cucire (in realtà anni fa avevo acquistato una macchina da cucire di seconda mano per fare uno stringivita steccato e una gonna longuette e mi erano venuti proprio bene) mi cimenterei nella confezione di uno degli abitini vintage di Bess Georgette: li adoro, classe d'altri tempi.
Il cartamodello è indispensabile. Prima di tutto va prodotto un modello in carta, perfetta quella dei quotidiani, lavorabile come la carta velina fatta apposta per i sarti.
Poi servono una matita grassa, un paio di forbici, un metro a nastro e tantissimi spilli. L'ideale sarebbe lavorare su un manichino con le misure giuste: si risparmia metà del tempo e della fatica.
Anni fa -almeno venti- con mia nonna Carla e la sua amica Luisa (che ora purtroppo non c'è più) avevamo confezionato un abito vintage per me, estivo, con lo scollo a barca e la cintura di stoffa sottile, in vita. Luisa aveva tutto il necessario perchè faceva la sarta. Manichino compreso. Ricordo che lo avevamo imbottito perchè era piuttosto smilzo, mentre io sono sempre stata formosa. Che bello tornare ad allora con la memoria.
Pazza per i cameo
Non lo sapevo. Il termine cameo deriva da una parola araba, il cui significato è 'bocciolo di fiore'.
Cameo (o cammeo) è un gioiello particolare, ottenuto dalla lavorazione di pietre a strati (normalmente onice) che permettono di isolare il colore dello strato di fondo da quello dello strato più in superficie.
I primi esemplari si videro già nell'età etrusca, da sempre gioielli di fattura finissima, ottenuti 'in negativo' eliminando la parte eccedente.
Forse è per questo particolare tipo di lavorazione che i cameo mi hanno sempre dato l'idea di essere esistiti, come perle nascoste, nei vari strati di materia.
La cornice, quasi sempre ovale, li rende immediatamente riconoscibili, gioielli di carattere.
Quasi un logo, il cameo funziona anche se ripetuto su accessori come il foulard, ci ha pensato Alexander McQueen. Divertente anche ingigantito sull'ombrello (tanto danno ancora pioggia. Sfoggiare please).
Vezzoso sul tacco dei tronchetti di Zanotti, o come decorazione di una sola unghia (che appunto, farebbe da 'cameo') rigorosamente quella dell'anulare sinistro.
Effetto cimelio del pirata per il cameo con il ritratto dello scheletro di una dama. Non perde il suo fascino, anzi.
Idea in più: perchè non osare ed usarli come stencil in un angolo vintage di casa? Vicino a quaderni neri, come i Moleskine. Tra Hemingway e la tipografia glamour.
Spiritosa la gonnelina a palloncino, le stampe danno un'allure da 'vado a un party a Colazione da Tiffany'.
Bebè con cameo diversi su fantasia floereale, un po' carta da parati, belle. Con il cinturino stanno bene sulle calze bianco gesso, pantaloni neri a sigaretta corti sopra la caviglia, camicia bianca e cravattino nero. Il top.
Speriamo che tornino di moda. Io propongo, non si sa mai..
Cameo (o cammeo) è un gioiello particolare, ottenuto dalla lavorazione di pietre a strati (normalmente onice) che permettono di isolare il colore dello strato di fondo da quello dello strato più in superficie.
I primi esemplari si videro già nell'età etrusca, da sempre gioielli di fattura finissima, ottenuti 'in negativo' eliminando la parte eccedente.
Forse è per questo particolare tipo di lavorazione che i cameo mi hanno sempre dato l'idea di essere esistiti, come perle nascoste, nei vari strati di materia.
La cornice, quasi sempre ovale, li rende immediatamente riconoscibili, gioielli di carattere.
Quasi un logo, il cameo funziona anche se ripetuto su accessori come il foulard, ci ha pensato Alexander McQueen. Divertente anche ingigantito sull'ombrello (tanto danno ancora pioggia. Sfoggiare please).
Vezzoso sul tacco dei tronchetti di Zanotti, o come decorazione di una sola unghia (che appunto, farebbe da 'cameo') rigorosamente quella dell'anulare sinistro.
Effetto cimelio del pirata per il cameo con il ritratto dello scheletro di una dama. Non perde il suo fascino, anzi.
Idea in più: perchè non osare ed usarli come stencil in un angolo vintage di casa? Vicino a quaderni neri, come i Moleskine. Tra Hemingway e la tipografia glamour.
Spiritosa la gonnelina a palloncino, le stampe danno un'allure da 'vado a un party a Colazione da Tiffany'.
Bebè con cameo diversi su fantasia floereale, un po' carta da parati, belle. Con il cinturino stanno bene sulle calze bianco gesso, pantaloni neri a sigaretta corti sopra la caviglia, camicia bianca e cravattino nero. Il top.
Speriamo che tornino di moda. Io propongo, non si sa mai..
Piccoli piaceri, anche immeritati
Lo stupore e la meraviglia nella vita fanno sempre un gran bene e io sono assolutamente a sostegno dei vizi (quelli buoni, non dannosi. Non troppo, almeno) e del concedersi cose belle senza nessun evidente motivo.
Oggi la mia giornata è iniziata con una stanchezza micidiale (forse dopo il bombardamento di ferro della settimana scorsa, fermarsi di botto non ha prodotto una reazione positiva) e una pioggia torrenziale.
Ho fatto quel che potevo con il ferro ed ho ripreso la cura, ma per il tempo, è il caso di dire 'apriti cielo'. E si è aperto.
Mi concederei una passeggiata nel parco e oserei i piedi nudi nell'erba bagnata: i piedi nudi nell'erba fresca danno una sensazione di godimento puro. Indescrivibile.
E' un piccolo piacere che può dare moltissimo.
Questa giornata che ci è arrivata come un dono inaspettato mi fa viaggiare e con la mente sono arrivata in uno chalet interamente in legno. Nel silenzio più profondo.
Ai piedi delle Alpi Giulie c'è questa meraviglia che sembra uscita da una favola. Costi davvero abbordabili, ideale per due coppie di amici con o senza bimbi (e non troppo piccoli).
L'immagine riprende esattamente l'atmosfera che avevo in testa.
Un buon libro, una passeggiata, un frutto addentato sotto il sole della valle.
Per non parlare della camera da letto con la vasca da bagno.. è semplicemente divina. Mi chiedo cosa aspetto a fare i bagagli.. una settimana di assoluto relax, lontani da tutto, aria ottima e buon cibo (sicuramente, c'è un ristorantino nel villaggio composto dai soli tre chalet che solo il nome è tutto un programma: La baita dei sapori).
Quando la sera rinfresca, una tazza di tisana bollente, davanti al camino, con una vista mozzafiato.
Perchè questi desideri si realizzino: Alpi Giulie Chalet Resort.
A meritare questo 'piccolo' piacere ci si può sempre organizzare dopo..
Oggi la mia giornata è iniziata con una stanchezza micidiale (forse dopo il bombardamento di ferro della settimana scorsa, fermarsi di botto non ha prodotto una reazione positiva) e una pioggia torrenziale.
Ho fatto quel che potevo con il ferro ed ho ripreso la cura, ma per il tempo, è il caso di dire 'apriti cielo'. E si è aperto.
Mi concederei una passeggiata nel parco e oserei i piedi nudi nell'erba bagnata: i piedi nudi nell'erba fresca danno una sensazione di godimento puro. Indescrivibile.
E' un piccolo piacere che può dare moltissimo.
Questa giornata che ci è arrivata come un dono inaspettato mi fa viaggiare e con la mente sono arrivata in uno chalet interamente in legno. Nel silenzio più profondo.
Ai piedi delle Alpi Giulie c'è questa meraviglia che sembra uscita da una favola. Costi davvero abbordabili, ideale per due coppie di amici con o senza bimbi (e non troppo piccoli).
L'immagine riprende esattamente l'atmosfera che avevo in testa.
Un buon libro, una passeggiata, un frutto addentato sotto il sole della valle.
Per non parlare della camera da letto con la vasca da bagno.. è semplicemente divina. Mi chiedo cosa aspetto a fare i bagagli.. una settimana di assoluto relax, lontani da tutto, aria ottima e buon cibo (sicuramente, c'è un ristorantino nel villaggio composto dai soli tre chalet che solo il nome è tutto un programma: La baita dei sapori).
Quando la sera rinfresca, una tazza di tisana bollente, davanti al camino, con una vista mozzafiato.
Perchè questi desideri si realizzino: Alpi Giulie Chalet Resort.
A meritare questo 'piccolo' piacere ci si può sempre organizzare dopo..
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