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venerdì 21 novembre 2014

Il libro che volevo leggere

Quando ero adolescente la maggiorparte delle mie coetanee sognava una storia alla Vicky de Il tempo delle mele: gli amori di scuola, le prime feste, le incomprensioni con i genitori.
Io volevo somigliare a chi interpretava un'altra col caschetto castano spettinato, diametralmente opposta alla pulitina Vicky, a me piaceva la riga in mezzo della protagonista di Christiane F. - Noi ragazzi dello zoo di Berlino. Eh si.
No che non mi bucavo, ne aspiravo a farlo, ne l'avrei mai fatto (mai stata abbastanza coraggiosa, fortunatamente) però come spiegarlo.. mi complicava la vita e mi compiaceva l'essere problem child e mi affascinava l'aspetto emaciato della protagonista Natja Brunckhorst, che oggi rivedo e penso 'ma quant'era giovane?'.
Ero arrabbiata con tutti e volevo che il mio aspetto destasse un certo fastidio, nei miei genitori e nei loro amici per primi.
Me lo ricordo quando sono andata a comprare il colore per i capelli e mi sono fatta rossa nel bagno di casa, probabilmente con lo stesso entusiasmo spavaldo dell'interprete del film quando si fa aiutare dall'amica nello stesso intento.
Dopo il film c'è stato solo silenzio, sbalordimento, voci che dicevano che Christiane fosse morta, poi si diceva che l'interprete fosse diventata tossicodipendente per essersi fatalmente identificata nella protagonista.
Invece guarda un po' sono entrambe vive e (più o meno) vegete: l'attrice, che ai tempi aveva 15 anni, oggi è sposata e ha una figlia, continua a lavorare nel mondo dello spettacolo come autrice e sceneggiatrice.
Vive a Monaco di Baviera.
Christiane.. come probabilmente era scritto nel suo destino.. lotta ogni giorno contro la sua scimmia e i suoi demoni, le sue paranoie e lo stupore di essere ancora qui, di esserci ancora.
Innumerevoli viaggi (mentali e fisici), uomini (amori? Nel libro non ce n'è lo spazio fisico, come non avesse avuto la possibilità di maturare un'idea di amore incontaminato dagli aspetti collaterali di una dipendenza simile) e disintossicazioni.
Innumerevoli le volte in cui è stata riconosciuta per strada, un po' compianta, molto criticata, poco avvicinata (se non per fare le 'foto con Christiane dello Zoo di Berlino').
Christiane non era finita quando il film uscì come la biografia conclusiva, leggete il seguito: era solo l'inizio. 
Il suo vissuto era spaventoso, ma a 14 anni fu solo l'inizio.
E' stata in prigione, ha volato sull'aereo degli Stones con David Bowie, si è sballata con i Genesis,

ha frequentato Nina Hagen (tra il flower power e un sobrio dark, ho vissuto a 16 anni un certo periodo tendente al punk tedesco fatto di calze a rete viola, occhi cerchiati di nero, abitini in maglia pieni di cerniere, giacche di pelle e primi tacchi vertiginosi.. Nina è stata la mia icona fashion d'eccellenza!) e i Van Halen.
Ma ogni volta qualcosa le ricordava che 'sei con loro ma non sei come loro, tu sei quella dello Zoo' e ricadeva giù, sempre più giù.
Senza paura di niente, senza schifo di niente, senza giudizi su niente. Almeno apparentemente.
Poi ha avuto un figlio che ha cresciuto e che l'ha tenuta pulita per 11 anni, che quando le è stato tolto ha segnato un'altra ricaduta, poi l'ennesima disintossicazione e via dicendo..
Christiane vede ancora suo figlio (oggi diciottenne) perchè la famiglia che lo ha tenuto in affidamento è una famiglia a posto. Phillip è bravo a scuola, ha la passione per il web e la programmazione di software, Christiane ha 51 anni ed esiste ancora, è malata di epatite C ma sopravvissuta: ha visto i cellulari, internet, le chat gratuite, i touch screen..
Il suo corpo ne ha superate e metabolizzate così tante che sembra di parlare della donna bionica.
Però è sempre la ragazza dello Zoo di Berlino, non smetterà mai di esserlo, e non per l'etichetta di un film ma perchè lei stessa ha dato 'quella' identità allo Zoo. Quando passavo per la fermata del Bahnhof Zoo, anni fa a Berlino, era a lei e alle immagini del film che pensavo. 
E Berlino è stupenda, da viverci, si respira un fermento unico, grandioso, futuro.
Ho letto La mia seconda vita perchè quando sono arrivata in biblioteca e ho visto il faccino di Christiane-Natja mi ci sono avvicinata come fosse calamitato, pensavo a una nuova edizione e invece eccolo li, quello che volevo sapere, il libro che volevo leggere, appoggiato tra le novità, sul tavolo in legno e ferro della piccola biblioteca di Vedano.