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giovedì 3 aprile 2014

Dopo la gentilezza, il cinismo social


Alzi la mano chi non si è mai sentito spiazzato dalla frase postata da un amico sulla sua bacheca social. Ora alzi la mano chi, magari chiedendo spiegazioni, non si è mai sentito rispondere con un secco "sulla mia bacheca ci scrivo quello che voglio".
Il social è sempre più il luogo del cinismo, della critica, dell'offesa spacciata per libera espressione.
Come se il solo fatto di trovarsi in ambiente web legittimasse la mancanza di gentilezza, riguardo, considerazione delle idee altrui.
Una sorta di luogo dove gettare accuse, lamentele, risentimenti al vento. Peccato che non sia il vento a leggere, ma i nostri amici.
Situazione spiacevole da gestire e da risolvere, come capita ogni volta che si forma dell’attrito con gli amici.
Si perché i nostri followers, ironia della sorte, vengono definiti "amici": lettori pressoché quotidiani delle nostre libere espressioni. Allora perché di fronte a una critica ci si difende con la scusa de "il profilo è mio" come a rivendicare il diritto di esprimersi liberamente? Perché non lo si fa a parole?
La spiegazione, come sempre, è la più semplice: essere gentili 'costa' lo sforzo di apertura agli altri.
I social ci danno uno spazio da condividere con chi vogliamo, uno strumento con il quale comunicare pensieri e stati d’animo ai nostri amici. E allora perché comunichiamo ‘contro’ i nostri amici? L’agire sul web in qualche modo ci fa sentire in anonimato? Non dare un destinatario nominale ci tutela dietro al ragionevole dubbio del ‘non stavo parlando di te'? Dando contemporaneamente dell’egocentrico o del permaloso a chi legge?
Eh no, mai commettere l’errore di abboccare a questa scusa. La maleducazione va condannata sempre, mai credere a chi, come i coccodrilli, fa un passo indietro o ci da del polemico perché stava ‘pensando ad alta voce’ forte del fatto che non era esplicitamente rivolto a noi. Per citare un grande “ma mi faccia il piacere..”.
Ci vorrebbe il tasto "non mi piace". Sarebbe più democratico poter contare al primo sguardo a quanti piace un post, a quanti no.
Invece il social rimane uno strumento pseudo-gentile che permette di esprimere il proprio apprezzamento ma non la propria contrarietà, se non con la formulazione di commenti soggettivi, che spesso costano l’esclusione dalle cerchie di amici.
Quindi postate gente, ma prima meditate.