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mercoledì 9 aprile 2014

Sarà anche vero, però..

Leggendo un articolo divertente, e trovandomi pressoché d'accordo su tutto, ho fatto una mia verifica molto personale sul profilo Facebook, ed in effetti i 'sette modi per rendersi insopportabili su Facebook' riempiono la mia bacheca.
Fatelo anche voi, sono, brevemente:
1.vanteria esplicita ("ho una vita meravigliosa") autocelebrativa ("week end a sorpresa: chalet in montagna. Ma quanto sono fortunata ad evere un fidanzato così?") o dissimulata ("detesto gli uomini che mi fischiano dietro mentre cammino per strada")
2.rivelazioni criptiche ("oh, è orribile..!" per poi rispondere alla prima richiesta di spiegazione "non ne voglio parlare")
3.aggiornamenti letterali ("appena fuori dal'ufficio vado in palestra e stasera sushi poi a nanna")
4.messaggi privati espressi in pubblico ("è da tanto che non ci vediamo, Pincopallino ha finito l'antibiotico?")
5.discorsi da premio oscar ("volevo solo espirmere la mia gratitudine per avervi tutti nella mia vita" spesso citando nomi di persone che ovviamente nessuno conosce)
6.opinioni ovvie ("è vero, Renzi sembra promettere miracoli ma è giovane, io gli do tempo")
7.gesti di illuminazione (tutte le citazioni che si trovano in giro, dagli aforismi alla Bibbia, per dire "se mi segui troverai anche tu la strada verso la luce")

Io ne aggiungo un ottavo (non me ne voglia l'autore, Wait But Why) ed è il seguente:
8.Immagini sconvolgenti che associano un 'mi piace' all'Amen, che propongono bambini maltrattati, cani e gatti a brandelli, persone malate impietosamente (e aggiungerei inconsapevolmente) fotografate nei letti di ospedale, volti tumefatti, corpi carbonizzati.

Comunque, facendo una stima, su un profilo che vanta ottocento "amici", l'autore riduce a poco più di una ventina il numero effettivo di "veri amici".
Io che ne ho meno di duecento sto messa male quindi.
WBW sostiene che se un post risponde a una delle tipologie sopra descritte è nella realtà una ricerca di sicurezza, attenzione, necessità di auto-costruirsi o addirittura voglia di generare invidia negli altri.
Può anche essere. L'invidia sta nelle orecchie di chi ascolta. Se non sono una persona invidiosa, e se il mio 'amico' non insiste troppo (poi diventa stalking!) con i suoi successi e i ringraziamenti urlati ai quattro venti.. chi se ne frega?
I social nascono dalle persone e per le persone, ne più ne meno delle compagnie e dei gruppi cui si faceva parte quando per divertirsi o distrarsi si era costretti a scendere in piazza o andare all'oratorio.
Anche allora ci si faceva la scorza a suon di pettegolezzi sulla più in vista del gruppo, o si ascoltavano le prodezze del più figo del quartiere. Solo che allora tutti gli ascoltatori erano interessati. Adesso ti ascolta anche la cugina che si è trasferita alle Fiji vent'anni fa e che hai avuto l'indecenza di mettere tra i tuoi amici giusto per dare un tocco esotico al tuo profilo.
Ho trovato il nono modo: "ho amici in tutto il mondo"!